Impaginare sonetti

Su un modo curioso usato da Petrarca per impaginare i sonetti.

Nel libro Sinsemie (da poco pubblicato da Stampa Alternativa, spero di ritornarci tra qualche giorno) Luciano Perondi usa la forma grafica del sonetto per mostrare come è la disposizione degli elementi grafici nello spazio della pagina a comunicare che quello che stiamo leggendo è un sonetto (potremmo ‘leggerlo’ come sonetto anche se fosse in una lingua che non conosciamo, ecc.).

Ci si potrebbe chiedere se è sempre stato così. Sfogliando un libro per altri motivi ho visto delle pagine del Canzoniere scritte da Petrarca: i sonetti non avevano la forma abituale (con i versi incolonnati) ma erano impaginati su due colonne di sette righe e dovevano essere letti saltando da una colonna all’altra, con lo spazio tra le colonne che separava due versi piuttosto che due gruppi di versi.

Ordine di lettura

Potendomi permettere una certa ingenuità [1] mi è sembrata quasi una scoperta su cui interrogarsi: era efficiente?, era un’idea di Petrarca, oppure corrispondeva a un uso comune?, quando abbiamo cominciato a scriverli in una sola colonna?

Credo che un’indagine sull’evoluzione nel tempo di una forma spaziale della scrittura potrebbe essere utile dal punto di vista della sinsemia. Non ho risposte a molte di queste domande (ma probabilmente sono state già date da chi ha studiato i manoscritti), vedo che l’edizione del 1546 di Manuzio (degli eredi di Manuzio) usa il sistema attuale (ma invece che lasciare spazio tra i gruppi di versi li segnala con una lettera sporgente).

Quello che si può notare è che nel sistema usato da noi e da Manuzio lo spazio (la posizione delle lettere sporgenti nel caso di Manuzio), serve a segmentare la poesia nei quattro gruppi (due quartine e due terzine) in modo molto chiaro, ed è questo che, con molta probabilità, riconosciamo visivamente come sonetto. Anche una persona senza conoscenze precendenti ‘sa’ leggere questa struttura: l’ordine di lettura è chiaro (un verso dopo l’altro), le scansioni anche.

Nel sistema di Petrarca questo non sembra scontato: oggi il testo su due colonne non si legge saltando dalla prima alla seconda, per leggere il suo manoscritto una persona deve conoscere un codice [2] che permette di ordinare i versi, mentre nella forma a cui siamo abituati l’ordine sembra essere naturale (dall’alto in basso). In più nel sistema di impaginazione di Petrarca non sembra esserci una segmentazione evidente dei versi in quartine e terzine.

Quartine e terzine del sonetto

La realtà è che, nelle immagini che ho potuto consultare si nota [vedi nuovamente la nota 1] un puntino a sinistra della quinta riga; è il punto dove iniziano le terzine: infatti la struttura del sonetto non è definita da quattro ma da due gruppi (di otto e sei versi) a loro volta suddivisi in due [3].

Segnalatore di discontinuità

Divisione in due parti del sonetto

Il puntino, la sua posizione spaziale, definisce questa struttura.

Il testo del sonetto riprodotto, come riportato da Wikisource:

Il mal mi preme, et mi spaventa il peggio,
al qual veggio sí larga et piana via,
ch’i’ son intrato in simil frenesia,
et con duro penser teco vaneggio;

né so se guerra o pace a Dio mi cheggio,
ché ’l danno è grave, et la vergogna è ria.
Ma perché piú languir? di noi pur fia
quel ch’ordinato è già nel sommo seggio.

Bench’i’ non sia di quel grand’onor degno
che tu mi fai, ché te n’inganna Amore,
che spesso occhio ben san fa veder torto,

pur d’alzar l’alma a quel celeste regno
è il mio consiglio, et di spronare il core:
perché ’l camin è lungo, e ’l tempo è corto.

Note

[1] Un’intellettuale per cui ho lavorato per un breve periodo, come segno di benvenuto, mi ha spiegato che noi grafici eravamo: ignoranti, presuntuosi, incapaci di sopportare critiche e infantili (colpe che peraltro non posso negare di avere). Come conseguenza, mi sembra ovvio, possiamo pemetterci di essere parecchio ingenui.

[2] È ovvio che il contenuto ci indica quale è la riga successiva, così come anche le rime, ma questo è vero solo mentre stiamo leggendo.

[3] Vedi la voce ‘sonetto’ nell’Enciclopedia dell’Italiano Treccani.

Daniele

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