La rete dei caratteri

Un tentativo di studiare le relazioni e la classifficazione dei caratteri con gli strumenti dell'analisi delle reti.

Ho cominciato a fare questa cosa circa due anni fa ma, come capita, ho capito che non l’avrei mai finita, perché richiedeva troppo tempo e perché man mano che procedevo mi rendevo conto che sarebbe sstato necessario approfondire molti aspetti. Proprio per questo ho deciso di pubblicare tutto con qualche parola di spiegazione.

I file sono disponibili su github.

Descrizione generale

Questa analisi prende spunto dalla ricerca di Teng, Lin e Adamic, “Recipe recommendation using ingredient networks” e ha come obiettivo lo studio delle relazioni tra caratteri tipografici attraverso le loro caratteristiche visive. Per identificare i caratteri ci si serve, solitamente, di alcune caratteristiche peculiari che consentono sia di collocarli in un genere, tipologia o periodo, restringendo quindi il campo della ricerca, sia di distinguerli decisamente da altri caratteri. Per fare un esempio: Helvetica è un carattere senza grazie, ha le controforme delle lettere /e/ e /c/ molto chiuse, e con le terminazioni dei tratti orizzontali (cose abbastanza caratteristiche dei caratteri neo-grotesque) e ha la gamba della R di una forma particolare che è immediatamente dintinguibile da quella di Arial (un carattere per molti aspetti quasi uguale).

Usando lo stesso principio, ho compilato una lista di caratteri con le loro caratteristiche visive (che chiamerò descrittori per evitare la confusione tra caratteri e caratteristiche).

In questo modo ogni carattere è descritto da un elenco di descrittori come: serif, contrast, no contrast, ecc.

Questo elenco è stato la base delle analisi che descriverò qui sotto.

Metodo

Le relazioni caratteri/descrittori sono state impiegate per costruire un grafo bipartito in cui da una parte ci sono i caratteri tipografici e dall’altra i descrittori.

Da questo grafo bipartito sono state estratte due reti, quella dei caratteri e quella dei descrittori.

La rete dei caratteri può essere estratta dal grafo bipartito caratteri/descrittori considerando che esiste una relazione tra due caratteri quando nelle loro descrizioni compare uno stesso descrittore. In realtà è stata considerata l’informazione mutua puntuale (pointwise mutual information) che consente di calcolare quanto è significativa la compresenza dello stesso descrittore.

La rete complementare, quella dei descrittori, è stata estratta allo stesso modo ma considerando che due descrittori sono collegati quando descrivono lo stesso carattere tipografico (un caso banale è la relazione che esiste tra il contrasto e il fatto che il carattere abbia le grazie).

Discussione dei risultati

Rete dei descrittori

Rete dei descrittori

La struttura della rete dei descrittori è approsimativamente ad anello. Si riconoscono alcune polarità, messe in evidenza usando la betweennes centrality come closed counters e open counters (questi due descrittori si riferiscono alle controforme tendenzialmente aperte o chiuse delle lettere /e/ o /c/). Si vede che esiste una vicinanza tra closed counters e continuous connection (che descrive il tipo di connessione tra l’asta e la parta curva in lettere come /b/, connessione che può essere continua o ad angolo), questa vicinanza è realistica perché tendenzialmente si riscontrano queste due caratteristiche insieme in caratteri come Helvetica e Bodoni. Il polo spurs, sempre collegato ai caratteri moderni, si riferisce a quegli ‘speroni’ che possiamo trovare in /C/ e /G/, e che rimane come traccia nella /G/ di Helvetica.

Queste due polarità richiamano il sistema di classificazione proposto da Kupferschmid che distingue tra caratteri dinamici, razionali e geometrici. Le polarità delle controforme aperte, quindi, corrisponderebbero ai caratteri dinamici, quella delle connessioni continue e delle controforme chiuse, a quelli razionali. Il numero esiguo di caratteri usati come base per l’analisi non evidenzia nessuna polarità geometrica e non è possibile dire se una simile polarità potrebbe emergere da un’analisi più accurata.

Si vedono anche dei raggruppamenti di descrittori capaci di individuare dei generi comuni; partendo da sinistra e procedendo in senso orario vediamo: - i descrittori dei caratteri classici (‘old style’), con grazie, contrasto, asse inclinato (definito dal descrittore stress) ecc. - i descrittori dei caratteri moderni, con grazie, con la grazia al piede della B, la doppia curva nella gamba della R, ecc. - i descrittori dei caratteri come Helvetica, con le terminazioni orizzontali, senza grazie, ecc. - infine quelli dei caratteri senza grazie umanistici, con un contrasto accennato, le terminazioni diagonali, ecc.

La rete dei caratteri

Rete dei caratteri

In questo caso le misure di centralità sembrano poco significative (ma la betweennes evidenzia comunque quei caratteri tipografici che fanno da ponte tra i generi). Si individuano però i comuni gruppi di caratteri: - i caratteri come Garamond, Centaur, ecc. (a sinistra) - più in basso i caratteri di transizione, Baskerville, Fournier - i caratteri moderni che comprendono anche l’unico ‘Egiziano’ - i caratteri senza grazie grotesque e neo-grotesque, come Helvetica, Akzidenz Grotesk, ecc. - alcuni caratteri più o meno identificabili come umanistici senza grazie.

Una cosa da notare è che questa rete mette correttamente in evidenza una vicinanza tra un carattere come Helvetica e uno come Bodoni che, a uno sguardo superficiale potrebbero sembrare appartenere a mondi totalmente diversi.

Anche qui possiamo descrivere questa rete come una specie di anello.

Conclusioni e limitazioni

Questa analisi, voglio sottolinearlo mille volte, ha molti problemi e limitazioni. Quella più grande, probabilmente, è la scelta dei descrittori che non è affatto neutrale rispetto ai risultati. È possibile, cioè, che le scelte fatte abbiano falsato, con i miei pregiudizi, l’analisi. Una vera ricerca avrebbe dovuto discutere e spigare le ragioni della scelta dei descrittori e compilare una lista sufficientemente larga e obiettiva.

Gli stessi caratteri da includere nella lista, dovrebbero passare da una scelta rigorosa e motivata.

La seconda limitazione è quella del numero basso di caratteri usati che rende i risultati poco affidabili e significativi dal punto di vista statistico.

Infine va anche detto che ho qualche perplessità sull’utilizzo dell’analisi delle reti in casi come questo: è dubbio che ci possa dire cose nuove e l’apparente ‘oggettività’ può mascherare e occultare i prgiudizi e le scelte soggettive dell’autore.

Daniele

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